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Cosa succede al ponte Meier?

Sto seguendo la discussione, in atto da tempo, sul ponte Meier e sui difetti (chiamiamoli così per semplicità) di costruzione che si stanno via via manifestando, ad esempio in relazione al piano in legno della passeggiata pedonale, che con il freddo diventa una specie di pista di pattinaggio, o alle bacchette delle ringhiere esterne che con l’alternanza di caldo e freddo tendono pericolosamente a sfilarsi.

Non essendo un tecnico, lascio ad altri la discussione sul valore “estetico” dell’opera e concordo con chi ha sostenuto che un ponte non “deve” necessariamente anche essere “bello” (specie, aggiungo io, se inserito in un contesto di periferia non brutto ma abbastanza anonimo com’è quell’angolo di Alessandria), ma deve essere oggettivamente ben costruito, robusto e possibilmente non costare troppo in manutenzione.

Sull’aspetto del forzoso accostamento di una architettura assolutamente moderna con il contesto settecentesco della Cittadella, di cui il Meier dovrebbe diventare l’accesso principale, una volta (chissà quando) si sia deciso cosa fare del complesso di fortificazioni, lascio poi a ognuno le proprie considerazioni.

Quello che mi interessa ribadire è che, come in ogni opera dell’uomo, qualche problema può sorgere durante, e dopo, la costruzione, anche se da un’opera costata, più o meno, una ventina di milioni di euro era certamente lecito attendersi qualcosa di meglio.

Ma tant’è… i problemi ci sono e sarebbe sbagliato far finta di nulla. A qualcuno si sarebbe potuto e dovuto pensare già in fase di progettazione e poi di costruzione, ma lasciamo da parte le polemiche e interveniamo subito. Anche su queste costruzioni esistono ovviamente le garanzie di legge, facciamole giustamente valere e sistemiamo una volta per tutte quello che c’è da sistemare, senza lasciare che la situazione si incancrenisca e i costi, magari maggiorati, ricadano ancora una volta sulla collettività.

Gian Luca Lamborizio

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