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Pio XII era favorevole allo Stato di Israele in Palestina

Il nunzio Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, era favorevole alla creazione di un focolare ebraico in Palestina. Lo rivela Elliot Hershberg, presidente della «Pave the Way Foundation», che ha trovato nell’Archivio Segreto Vaticano documenti che dimostrano come già nel 1917 Pacelli, nunzio apostolico a Monaco di Baviera, allora Regno autonomo dalla Germania, organizza un cordiale incontro di 45 minuti a Roma tra Papa Benedetto XV e Nahum Sokolow, presidente della « Zionist Organization» per discutere della creazione di uno Stato ebraico in Palestina. Pacelli, nunzio a Monaco e poi a Berlino, si adopera per proteggere gli ebrei in Palestina: migliaia erano stati deportati dai turchi dell’Impero ottomano. Il timore è che vengano massacrati come i turchi massacrarono gli armeni. Il governo tedesco ordina al generale Eric von Falkenhaym di proteggere questi ebrei.

La «Pave the Way Foundation» da anni ricerca e diffonde documenti e testimonianze su Pacelli per modificare l’infame e ingiusta «leggenda nera» su Pio XII: fino al 1963 ebrei e storici ringraziano ed elogiano Pio XII per tutti gli ebrei che la Chiesa ha salvato nella seconda guerra mondiale. Improvvisamente e inspiegabilmente, dal 20 febbraio 1963, i giudizi su Pio XII diventano negativi. Quella sera va in scena a Berlino l’opera teatrale «Stallvertreter. Il vicario» di Rolf Hochhuth, completamente falsa: non è vero che Pio XII abbia avuto un atteggiamento remissivo di fronte alle persecuzioni scatenate da Adolf Hitler e dai suoi manigoldi.

«Pave the Way Foundation», fondata nel 2003 dall’industriale ebreo Gary Krupp, ha  pubblicato documenti che illustrano la posizione di Pacelli favorevole allo Stato ebraico: «Dimostrano che Pio XII ha avuto un ruolo nella fondazione dello Stato di Israele. Questo prova che il Papa, ampiamente maltrattato dagli ebrei, ha aiutato la “Zionist Organization” a stabilire un focolare ebraico in Palestina».

Documenti e notizie di stampa dimostrano che Pacelli interviene nel 1925 per organizzare altri incontri fra Sokolow e esponenti del Vaticano. Nel 1926, insieme a personalità ebraiche come Albert Einstein e Ludwig Kaas, il nunzio Pacelli incoraggia ad aderire all’organizzazione tedesca «Pro Palestina». Eletto Papa nel 1939, Pio XII nel 1946, rivolgendosi a una delegazione araba che si oppone allo Stato ebraico, Pacelli dichiara: «Come abbiamo diverse volte condannato le persecuzioni che un antisemitismo fanatico ha scatenato contro il popolo ebraico, abbiamo sempre mantenuto questa attitudine di perfetta imparzialità e intendiamo attenerci in futuro».

Nel 1947 Pacelli, ignorando alcune resistenze vaticane, incoraggia i Paesi cattolici a votare a favore della spartizione della Palestina all’assemblea delle Nazioni Unite a New York. La risoluzione 181ha una vita travagliata, non passa per due volte ed è approvata il 29 novembre del 1947 con 33 voti a favore, 13 contro e 10 astensioni. Sancisce il «Piano di partizione», cioè la divisione fra arabi e israeliani, cosa che Israele non ha mai accettato. Gary Krupp, co-fondatore e presidente di «Pave the Way», se la prende con gli storici pigri e i presunti storici: «Molti di coloro che si considerano storici e studiosi non hanno cercato le fonti originali dall’Archivio Segreto Vaticano, aperto al pubblico dal 2006. Si sono basati sui lavor pubblicati da altri».

Durante la prima guerra arabo-israeliana (1948-49), Pio XII il 24 ottobre 1948 con l’enciclica «In multiplicibus curis» indice preghiere per la pacificazione della Palestina: «Sulla terra su cui Gesù Cristo versò il suo sangue per apportare all’umanità la redenzione e la salvezza, continua a scorrere il sangue degli uomini, si combatte, si accresce la miseria dei miseri e il terrore degli atterriti e migliaia di profughi, smarriti e incalzati, vagano lontano dalla patria in cerca di un ricovero e di un pane. Danni riportano edifici e luoghi santi in Palestina e nella città santa. A una delegazione di notabili arabi manifestammo viva sollecitudine per la pace in Palestina che può realizzarsi solo nella verità e nella giustizia, nel rispetto dei diritti di ognuno, delle tradizioni acquisite, nello stretto adempimento dei doveri e degli obblighi di ciascuno. Senza discostarci dall’imparzialità al di sopra dei conflitti, ci adoperammo per il trionfo della giustizia e della pace e per il rispetto e la tutela dei luoghi santi, in soccorso delle vittime. Il perdurare del conflitto e l’accrescersi delle rovine ci inducono a rinnovare l’invito. Il mondo cristiano non potrebbe contemplare indifferente questa terra calpestata da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei; non potrebbe lasciar consumare la devastazione dei luoghi santi e del Santo Sepolcro. La giustizia e la pace in Palestina divengano una realtà e si crei un ordine che garantisca a ciascuno la sicurezza dell’esistenza e condizioni fisiche e morali di vita».

Pio XII il 15 aprile 1949 con l’enciclica «Redemptoris nostri» torna a parlare dei luoghi santi: «Poiché le ostilità sono cessate, o per lo meno sospese, la Palestina è ancora lontana dalla tranquillità e dall’ordine. Lamentiamo danni, profanazione di santuari e immagini, la distruzione di alcune case religiose. Giungono le implorazioni di tanti profughi, di ogni età e condizione, costretti a vivere in esilio, sparsi in campi di concentramento, esposti alla fame, alle epidemie e ai pericoli. Questa situazione incerta e precaria non potrebbe protrarsi più a lungo. Esortiamo a soccorrere questi esuli, sofferenti e privi di tutto. Rivolgiamo un appello perché sia resa giustizia a quanti, costretti a lasciare le case, bramano ricostituire in pace la loro vita. Per i monumenti della vita e della morte del Divin Redentore sia stabilito un regime internazionale a Gerusalemme e nelle altre località. È necessario che questi luoghi siano convenientemente protetti da uno statuto giuridico garantito da un impegno internazionale. Perché ciò si verifichi, bisogna che siano adottate le misure che rendono possibile ai pellegrini accedere ai santuari. Né vorremmo che questa terra sia profanata da divertimenti mondani e peccaminosi. Siano garantiti i diritti delle istituzioni cattoliche di beneficenza, insegnamento e ospitalità e sui luoghi santi acquistati e difesi dai cattolici da molti secoli».

Pier Giuseppe Accornero

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