Com’è andata la vendemmia 2018? L’analisi di Assoenologi

Nel suo recente documento, dal titolo “Vendemmia 2018. I dati definitivi”, Assoenologi (ossia l’Associazione degli Enologi Enotecnici Italiani) ha analizzato i risultati dell’ultima vendemmia, che saranno di seguito esposti.

I cambiamenti climatici che stanno purtroppo interessando da qualche anno il nostro Paese producono (e produrranno sempre di più in futuro) effetti anche sul settore vitivinicolo, generando sensibili differenze in termini qualitativi e quantitativi per ogni singola annata.

Per Assoenologi, la vendemmia 2018 si è caratterizza a livello nazionale per un’elevata quantità prodotta, che ha toccato quota 52.600.000 di ettolitri, superando del 24% la prodizione del 2017. Naturalmente questo dato è condizionato anche dai risultati dall’annata precedente che è stata, purtroppo, una delle più scarse negli ultimi cinquanta anni.

L’andamento climatico.

Sotto il profilo climatico, in via generale, il 2018 si è caratterizzato per un gennaio mite e poco piovoso, mentre le precipitazioni sono giunte a partire da febbraio, con livelli anche più elevati rispetto alla media. Queste piogge hanno anche contribuito al riequilibrio idrico dei terreni, elemento molto utile soprattutto dopo la siccità del 2017. Nel mese di marzo si sono registrati abbassamenti della temperatura con abbondanti nevicate anche alle altitudini più basse, mentre il mese di aprile è stato siccitoso e con temperature medie più alte rispetto agli ultimi anni.

Le importanti precipitazioni di maggio e giugno hanno generato, infine, un’elevata umidità nei vigneti, costringendo gli agricoltori a effettuare specifici e ripetuti trattamenti, mentre luglio e agosto si sono caratterizzati per un meteo instabile con, in alcune aree, qualche grandinata.

Il 2018 sarà un’annata di qualità?

A causa delle particolari condizioni climatiche e dell’elevata umidità nei vigneti, la qualità risulta eterogenea, soprattutto al Centro-Sud. Per Assoenologi, tuttavia, la qualità delle uve nel Nord Italia risulta più che buona e, per alcuni vini, anche eccellente.

I primi dati indicano, in generale, un’acidità inferiore alla norma e per quanto concerne i vini bianchi un buon quadro aromatico e una notevole intensità.

E in Piemonte?

Le giornate calde e soleggiate che hanno interessato la nostra regione da fine agosto alla prima metà di ottobre, hanno consentito di svolgere una vendemmia regolare, disturbata solo da qualche pioggia locale. Inoltre, la notevole escursione termica diurna e notturna ha favorito la maturazione delle uve rosse, riducendo lo sviluppo della botrite, ossia una muffa particolarmente presente quest’anno nei vigneti.

Il dato sulle quantità prodotte è particolarmente interessante; il 2018 segna, infatti, un +35% rispetto alla vendemmia 2017, registrando così un risultato migliore rispetto alla media nazionale (+24%).

Quanto alla qualità, per Assoenologi, le uve piemontesi si confermano mediamente ottime, con diverse punte di eccellenza. Le uve per la produzione dello spumante Alta Langa presentano acidità e profumi ben equilibrati, il Moscato evidenzia un’acidità importante, il Cortese di Gavi mostra acidità sostenute e gradazioni corrette.

Le uve rosse piemontesi di maggior pregio (tra cui Barbera per il Nizza DOCG e Nebbiolo per la produzione di Barolo e Barbaresco) hanno inoltre beneficiato del clima favorevole di settembre, che ha conferito buone gradazioni zuccherine e caratteristiche ideali per l’affinamento in legno.

In conclusione, tutto questo fa ben sperare in un’ottima annata per un prodotto fondamentale per la nostra regione, quale è appunto il vino.

Flavio Servato