Parliamo di autonomie

Abbiamo tutti seguito, negli ultimi mesi, le vicende, spesso drammatiche, legate alla richiesta di indipendenza avanzata dalle autorità catalane nei confronti del governo di Madrid. Esse sono culminate con il referendum di inizio ottobre e i successivi duri provvedimenti annunciati e in parte già adottati dalle autorità centrali spagnole.

Qualcuno, direi piuttosto arditamente, ha proposto un parallelismo con le spinte autonomistiche ultimamente evidenziatesi, a livello regionale, nel nostro Paese.

Mi pare invece di abbastanza scontata evidenza che si stia trattando di situazioni, fenomeni e possibili sbocchi assolutamente diversi.

La Catalogna, a fasi alterne, avanza richieste autonomistiche (giustificate da profonde e sostanziali peculiarità linguistiche, culturali e ultimamente anche economiche) da vari secoli, addirittura dall’Alto Medioevo. Le spinte in tal senso affiorate recentemente in alcune nostre regioni (parliamo più precisamente e ovviamente, nella fattispecie, di Lombardia e Veneto) sono cosa relativamente recente ma, soprattutto, hanno motivazioni un po’ meno storicamente fondate, anche se in parte piuttosto condivisibili.

Come giustamente rilevava il Direttore di un importante quotidiano qualche sera addietro, le motivazioni che stanno dietro le richieste autonomistiche venete e lombarde si potrebbero forse ricondurre, direi “semplicemente”, alla crescente insoddisfazione da parte di una larga fetta di popolazione nei confronti di un governo centrale che appare sempre più distante dalle reali esigenze del Paese, spesso addirittura incapace di comprendere gli effettivi bisogni dello stesso, specialmente a livello fiscale e burocratico. Ovvio che su questa (piuttosto fondata) insoddisfazione di fondo vadano poi a innestarsi anche motivazioni populistiche e aspirazioni personali legate alla possibilità di mettersi in qualche modo in luce e ottenere maggiori riconoscimenti a livello politico. Il tutto però, secondo me, pare per fortuna destinato a ricomporsi, con qualche legittima concessione da entrambe le parti, che potrebbe anche (forse) funzionare, se ben giostrata, da stimolo per un sospirato miglioramento del modo di governare a livello generale.

Diverso è il caso spagnolo, dove le autorità centrali non paiono al momento tollerare in alcun modo le richieste del governo catalano e di gran parte di quelle popolazioni. L’impressione è che entrambe le parti in gioco si siano ormai infilate in un cul de sac dal quale sarà molto difficile uscire senza, da un lato, perdere la propria credibilità politica, e dall’altro aprire la strada ad altre analoghe, ricorrenti e mai sopite aspirazioni.

Il rischio, a parer mio abbastanza fondato, è a questo punto che si arrivi, prima o poi, a una situazione di effettivo pericolo a livello anche di ordine pubblico.

Gian Luca Lamborizio