Papa Francesco Messa per gli immigrati

«Dio ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle; delle nostre mani per soccorrere; della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti». Il 6 luglio 2018 Papa Francesco in San Pietro celebra la Messa per le vittime dei naufragi, per gli immigrati sopravvissuti, per le organizzazioni umanitarie che salvano e assistono tanti sventurati: «Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa».

Cinque anni fa, quattro mesi dopo l’elezione al soglio di Pietro il 13 marzo 2013, Papa Francesco l’8 luglio 2013 scelse l’isola di Lampedusa, «porta d’Italia e d’Europa» per migliaia di disperati che fuggono dalle guerra e dalla fame, per il primo viaggio, poi il 22-29 luglio andò a Rio de Janeiro per la Giornata mondiale della gioventù. Nell’isola siciliana, diocesi di Agrigento, denunciò «la globalizzazione dell’indifferenza» che rende insensibili al dolore e alle grida degli altri; parlò di «immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte». Celebrò Messa su un palco costruito con i relitti delle barche naufragate.

Il Papa addita Gesù che esorta i farisei: «Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”» (Matteo 9,13) e mette sotto accusa chi non vuole «sporcarsi le mani», come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano: «Una tentazione ben presente anche oggi, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, che costruisce muri invece di ponti. Di fronte alle sfide migratorie, l’unica risposta sensata è la solidarietà e la misericordia; una risposta che non fa troppi calcoli ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata. La politica giusta si pone al servizio della persona; prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso».

Quasi in risposta alle assurde accuse di certi ambienti politici, il Papa ringrazia chi presta soccorso nel Mediterraneo e salva vite umane: «Si fermano per salvare la vita del povero, senza chiedergli chi sia, la sua origine, i motivi del suo viaggio o i documenti e decidono di prendere in carico e salvare la sua vita». Chiede agli immigrati di avere rispetto per la cultura e le leggi del Paese che li accoglie e invita a «superare paure e inquietudini».

Sporcarsi le mani, salvare i bambini, patrimonio dell’umanità. Magliette rosse ovunque, in tutta Italia il 7 luglio 2018: un Paese colorato di rosso dal Gran Paradiso all’isola di Lampedusa. Migliaia e migliaia di associazioni, comitati, scuole, gruppi, cantanti e musicisti, giornalisti, scrittori, politici, cittadini rispondono all’appello «Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità» lanciato da don Luigi Ciotti, fondatore e presidente del Gruppo Abele e Libera, Arci, Legambiente, Anpi, organizzazioni non governative (Ong). Di rosso era vestito il piccolo Aylan Kurdi, ritrovato senza vita su una spiaggia turca: la sua foto, nel settembre 2015, suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle coste libiche. Di rosso verranno vestiti altri bimbi nella speranza che, in caso di naufragio, il colore richiami l’attenzione dei soccorritori: «Fermiamoci e indossiamo un indumento rosso, come quei bambini perché mettersi nei panni degli altri, cominciando dai bambini, è il primo passo per costruire un mondo più giusto». In rosso vestono Alessandro Gassmann, Fiorella Mannoia, Vasco Rossi, Laura Boldrini, Carlo Lucarelli, Rosy Bindi, Enrico Letta, Monica Cirinnà, Gad Lerner, Roberto Saviano.

Con una sgraziata battuta Matteo Salvini, capo della Lega e titolare del Viminale, ironizza sull’iniziativa, dicendo di non avere una maglietta rossa da indossare. «Gliela porto molto volentieri una maglietta al Viminale, un piccolo gesto, fatto con rispetto» risponde don Ciotti: «Credo che dobbiamo poter incontrarci per metterci nei panni  degli altri. È importante riflettere, porsi delle domande, ragionare, anche nelle diversità. Per evitare queste semplificazioni e paure verso il diverso che si stanno diffondendo».

Definisce «un brutto passaggio nella storia italiana che non ha paragoni» lo scrittore siciliano Andrea Camilleri, 93 anni: «L’Italia torna indietro, come i gamberi. Se devo essere sincero, non riconosco più gli italiani». Su Salvini aggiunge: «Intorno alle sue posizioni estremiste avverto il consenso che a 12 anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto: il razzismo. Ci siamo riparati dietro l’immagine stereotipata di “italiani brava gente”, ma non è sempre stato così. Ricordo ancora le scritte che mi accoglievano a Torino negli anni Sessanta quando andavo a lavorare alla Rai: “Non si affitta ai meridionali”. A un passo dalla morte, lascio a nipoti e pronipoti un’Italia peggiore. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato. Abbiamo ricostruito l’Italia, ora la stiamo rifasciando».

Pier Giuseppe Accornero