5° anniversario della nomina di Papa Francesco

«Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ahiara (Nigeria), presentata da mons. Peter Ebere Okpaleke, e ha nominato mons. Lucius Iwejuru Ugorji, vescovo di Umuahia, amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis».

Il 19 febbraio 2018 la Sala Stampa vaticana comunica una notizia all’apparenza normale, ma che normale non è, perché documenta lo stile pastorale e paterno, dolce e roccioso, caritatevole e fermo di Francesco; la pazienza di un vescovo africano; la cattiveria e l’odio di alcuni preti e laici nigeriani. È il miglior omaggio nel quinto anniversario dell’elezione al soglio di Pietro, il 13 marzo 2013, di Jorge Mario Bergoglio, argentino, figlio e nipote di piemontesi emigrati nel nuovo mondo.

A Peter Ebere Okpaleke, nominato il 7 dicembre 2012 da Benedetto XVI vescovo di Ahiara, per cinque anni viene impedito di prendere possesso della diocesi ed è costretto alle dimissioni dalla forte ostilità di parte della popolazione e del clero perché è di un’etnia diversa. L’8 giugno 2017 Francesco interviene con decisione su una situazione scandalosa e a una delegazione di Ahiara, venuta dalla Nigeria, dice: «Sono molto triste per la vicenda della Chiesa in Ahiara, che è come in stato di vedovanza perché è stato impedito al vescovo di andarvi. Mi è venuta in mente la parabola dei vignaioli assassini (Matteo 21,33-44) che vogliono appropriarsi dell’eredità. La diocesi è come senza sposo, ha perso la sua fecondità e non può dare frutto. Chi si è opposto alla presa di possesso del vescovo vuole distruggere la Chiesa. Ciò non è permesso: la Chiesa soffre e il Papa non può essere indifferente».

Il Pontefice ringrazia «il vescovo per la grande pazienza, una santa pazienza. Ho riflettuto molto se sopprimere la diocesi. Ma poi ho pensato che la Chiesa è madre e non può lasciare tanti figli. Ho un grande dolore per i sacerdoti che sono manipolati. Si tratta di un caso non di tribalismo ma di appropriazione della vigna del Signore. La Chiesa è madre e chi la offende compie peccato mortale. Ho deciso di non sopprimere la diocesi. Desidero dare alcune indicazioni da comunicare a tutti: il Papa è profondamente addolorato; chiedo che ogni sacerdote scriva una lettera e la indirizzi a me in cui domanda perdono».

Bergoglio spiega che nella lettera «si deve chiaramente manifestare totale obbedienza al Papa; chi scrive deve essere disposto ad accettare il vescovo che il Papa invia; la lettera deve essere spedita a me entro 30 giorni. Chi non lo fa è ipso facto sospeso a divinis e decade. Questo sembra molto duro: perché il Papa fa questo? Perché il popolo di Dio è scandalizzato. Gesù ricorda che chi scandalizza deve portarne le conseguenze. Forse qualcuno è stato manovrato e non ha piena cognizione della ferita inferta alla comunione ecclesiale. Manifesto vivo ringraziamento al vescovo del quale ho ammirato la pazienza e l’umiltà».

Il 19 febbraio 2018, giorno della rinuncia del vescovo Okpaleke, la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli – dalla quale dipende la Nigeria con la diocesi di Ahiara – diffonde un comunicato: «Il Papa ringrazia mons. Okpaleke per il suo amore alla Chiesa. Il Papa ha ricevuto 200 lettere dei sacerdoti di Ahiara i quali manifestano obbedienza e fedeltà. Alcuni fanno presente la difficoltà di collaborare con il vescovo dopo anni di conflitto. In considerazione del pentimento, il Papa non procede con sanzioni canoniche. La Congregazione esorta ogni sacerdote a riflettere sul grave danno inferto alla Chiesa, auspica che mai in futuro si ripetano irragionevoli opposizioni a un vescovo legittimamente nominato e chiede al clero gesti di perdono e riconciliazione».

Conclude la Congregazione: «Il Papa per ora non nomina un nuovo vescovo, continua la sua speciale sollecitudine verso la diocesi, accompagna con la preghiera la nuova fase, auspica che si riprenda la vita ecclesiale e mai più si abbiano azioni che feriscano il corpo di Cristo».

Il 14 febbraio, mercoledì delle Ceneri, mons. Okpaleke in una lettera pastorale annuncia le dimissioni e ricorda come fin dall’annuncio della nomina nel dicembre 2012 esplodono «reazioni violente e resistenze da parte di un gruppo di preti, di laici e di altri». Il 15 febbraio 2013 Okpaleke chiede di prorogare di alcune settimane la consacrazione episcopale e la presa di possesso, nella speranza di un miglioramento della situazione. «La richiesta fu approvata ma la situazione non migliorò. Venni consacrato il 21 maggio 2013, fuori diocesi. Fino a ora non ho potuto prendere possesso della diocesi: sono cinque anni, due mesi e una settimana dalla nomina. Anche gli interventi della Congregazione e della Segreteria di Stato non hanno dato frutti. I dettagli degli sforzi di pacificazione e le reazioni violente e irrazionali di alcuni preti e fedeli sono ancora su Internet».

Neanche l’intervento di Francesco, che nel giugno 2017 lo invita in Vaticano, sblocca la situazione, nonostante la conferma della nomina e nonostante la richiesta ai sacerdoti di una lettera di scuse. «Fino a oggi i legittimi rappresentanti della Chiesa  non hanno accesso alla diocesi. Perciò mi sono convinto che rimanere vescovo di Ahiara non reca giovamento alla Chiesa. Non penso che il mio apostolato in una diocesi dove alcuni preti e laici sono così mal disposti sia efficace. Per il bene della Chiesa e della diocesi, ho chiesto al Papa di accettare le mie dimissioni. L’ho fatto per il bene di tutti i fedeli, specie di coloro sono rimasti fedeli. Considero le mie dimissioni come la sola opzione corretta per facilitare la rievangelizzazione dei fedeli e dei preti, specie ora che si può distinguere i preti leali al Papa e coloro che disobbediscono alla Chiesa. Esorto esorta i preti dissidenti a riesaminare le motivazioni che li hanno spinti a diventare sacerdoti».

Pier Giuseppe Accornero